Cerca nel blog

sabato 18 dicembre 2010

Facebook e la sociologia


Sociologia di Facebook ovvero perchè Facebook ha così tanto successo



Partiamo da quella che potremmo chiamare un’evidenza empirica: negli ultimi tempi chiunque abbia un account su Facebook avrà certamente notato come siano aumentati esponenzialmente il numero di persone iscritte e di conseguenza il numero dei propri contatti.
Per tacer del fatto che questa piattaforma di social networking abbia avuto nelle ultime settimane una non indifferente copertura mediatica.
La domanda a questo punto diventa legittima e pressante: come spiegare il recente successo (italiano) di Facebook?
Questa domanda me la sono posta anche perché dalla rivista Internet Magazine mi è arrivata la richiesta di provare a spiegare sociologicamente il fenomeno in vista di uno special su Facebook previsto per dicembre prossimo.
Io ho fato uno sforzo di immaginazione sociologica, ho dato una rapida occhiata alla letteratura scientifica sull’argomento (che sta diventando tanta) e ho elaborato un mio modello esplicativo, che passo a sottoporvi.
Facebook è diventata di successo per 4 motivi diversi.
Motivo 1. Capitale sociale: manutenzione delle proprie relazioni sociali
Il capitale sociale è un concetto relativamente recente della sociologia contemporanea. Semplificando brutalmente vuol dire che le persone nel loro processo di socializzazione (amici, famiglia, lavoro) acquisiscono un insieme consistente di contatti e legami con le persone che costituiscono il cosiddetto capitale sociale.
Facebook in quanto sito per la connessione sociale, rappresenta un ottimo strumento non solo per mantenere costantemente i contatti con le persone che si frequentano, ma consente anche di ricostruire (quando possibile) il capitale sociale pre-esistente (vecchi compagni di scuola, conoscenze episodiche poi perse di vista ecc.).
In pratica Facebook consente la manutenzione e la gestione delle proprie relazioni sociali
Motivo 2. Economia del dono: rinsaldare legami sociali
Un elemento interessante per comprendere il successo di Facebook è anche quella che viene chiamata l’economia del dono.
Secondo questa interpretazione il rituale dello scambio dei doni (istituzionalizzato in occasioni particolari: compleanni, Natale, occasioni importanti) è uno strumento attraverso cui noi rinsaldiamo o costruiamo legami e rapporti con le persone.
Fate mente locale: quanto sono complessi i significati sociali che attribuiamo allo scambio dei regali a Natale? Regali “veri” da fare a chi vogliamo bene, regali “formali” per mantenere rapporti di rispetto e buona educazione con persone con cui vogliamo mantenere un contatto sociale anche se non fa parte della cerchia dei rapporti profondi ecc. ecc.
Facebook declina questo meccanismo attraverso un armamentario che prende la forma di test inutili, poking (l’uso della funzione “poke“) ed anche l’invio di fittizi regalini virtuali (per gli utenti: vi capita mai nella funzione di “scrivi sulla bacheca” di fare caso al tasto “manda un regalo a X”?).
In pratica Facebook consente di rinsaldare i legami sociali (o costruirne di nuovi: perché no?)
Motivo 3. Costruzione del sé: Facebook come palcoscenico
Secondo una teoria delle relazioni sociali tanto affascinante quanto complessa, il mondo sociale può essere descritto come un palcoscenico dove noi interpretiamo uno specifico ruolo. La nostra casa e altri luoghi particolari è come se fossero un retroscena dove noi prepariamo accuratamente la nostra presenza sociale (ricordate la scena di Moretti in “Ecce bombo” quando si chiede: mi si nota di più se vengo o se non vengo…?).
Questa ipotesi si chiama prospettiva drammaturgica dei ruoli o costruzione del sé ed è l’idea che accomuna sia William Shakespeare che il grande sociologo Erving Goffman.
Facebook è un enorme palcoscenico (digitale) dove noi costruiamo il nostro ruolo sociale in maniera assolutamente minuziosa: scelta della foto del profilo, scelta degli interessi da inserire nel profilo, scelta delle applicazioni da usare, scelta del criterio con cui accettare inviti da amici o estranei, scelta del linguaggio da adottare e così via dicendo.
Motivo 4. Diffusione delle innovazioni: l’arrivo della early majority
Secondo Everett Rogers (e tanti altri dopo di lui), la diffusione delle innovazioni è un processo che usa la comunicazione fra gli individui per invogliare, incuriosire o comunque scegliere l’uso di una tecnologia e o di un nuovo servizio. La conseguenza di ciò è che un’innovazione si diffonde a partire dalla rete sociale del gruppo che la usa per primo.
Se rappresentiamo questo processo su un asse cartesiano dove la X è il tempo e la Y il numero di utenti, otteniamo una curva a S che distingue diverse tipologie di utilizzatori:innovators (innovatori), early adopter (primi utilizzatori), early majority (maggioranza primaria), late majority (maggioranza tardiva), laggards (ritardatari).
In quanto servizio presente su internet (rete sociale e tecnica al contempo) e tecnologia per la creazione di legami tra persone (social networking site, appunto) Facebook superata una certa soglia critica riesce a crescere ad un ritmo vertiginoso una volta che raggiunge un numero consistente di utenti italiani (early majority, appunto).
L’ipotesi che faccio è che Facebook ha raggiunto la massa critica di utenti italiani nelle scorse settimane.
Questi 4 motivi secondo me riescono e spiegare con una certa approssimazione il “perché” del successo di Facebook, ma non il “come” nel senso di come abbia fatto a superare nell’uso altre piattaforme come MySpace, Friendster, Linkedin,Orkut.
Ma su questo ancora non ho una risposta: infatti ci sto facendo una ricerca sopra.
Se avete consigli, osservazioni, critiche, suggerimenti e quant’altro in quanto sociologi (nel senso di studiosi e studenti) o in quanto utenti di queste applicazioni, sarei ben felice di ascoltarli, magari nei commenti così iniziamo una bella chiacchierata corale :-)

Per saperne di più...

La social network mania crea dipendenza: vediamo come curarla



Dipendenza da Internet? Forse enunciata a chi oggi ha 50 anni, può sembrare una sorta di barzelletta, ma invece si tratta di una vera e propria patologia. Per risolvere questo problema che va a colpire buona parte dei giovanissimi soprattutto tra i 13 ed i 20 anni, i genitori preoccupati si sono basati sugli atteggiamenti più impossibili della psicopatologia quotidiana dei propri figli che utilizzano il web. Sembra che il pensiero, ed i loro modi di vivere cambino senza dare tempo all’adattamento, rendendo instabili i soggetti che hanno questo problema.
E’ diventato come un allarme droga, eppure la dipendenza dal web e soprattutto dal social network (il più discusso è sempre Facebook), è consapevole di essere dipendente da Internet. I genitori vedono i figli che non riescono più ad andare a scuola, o i ragazzi essere demotivati ad andare al lavoro, o ancora, persone che sono attaccate al PC circa 20 ore al giorno non dormendo più.
Per risolvere questo problema sono nati in Italia già 2 ambulatori per la terapia anti-web.
Il primo, aperto ogni mercoledì mattina alle Molinette di Torino, permette ai maniaci di essere visitati dal Professor Donato Munno, direttore del Dipartimento di Psicologia Clinica, che ha coinvolto nel suo staff tutte persone che conoscono o hanno frequentato in primis, social network e video poker per risolvere il problema. Il secondo ambulatorio, è invece presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, dove ilDottor Federico Tonioni, specialista psichiatra, cura persone dai 25 ai 40 anni consapevoli della propria dipendenza di ricerca amici.
Il Dottor Tonioni a riguardo a dichiarato che: “Un atteggiamento di questo tipo tende a creare un ulteriore distacco. Piuttosto, se fanno ancora in tempo i genitori devono cercare di recuperare un dialogo. Spesso è difficile anche per noi terapeuti. I ragazzi che stiamo seguendo non riescono neppure a guardare negli occhi l’interlocutore“.
La soluzione? “Se dopo anche 8 lunghe ore di web si sente il desiderio di uscire con gli amici, di andare al cinema o di stare in famiglia a chiacchierare è tutto ok! Il web in questo caso non ci è nemico“, ci assicura sempre il dottor Tonioni.

http://www.iochatto.com/la-social-network-mania-crea-dipendenza-vediamo-come-curarla/6118/

La dipendenza da Facebook si cura in ospedale. Il Policlinico Gemelli di Roma ha aperto un ambulatorio dedicato a curare la dipendenza da Internet. Nota da anni, ma esplosa con social network e chat.

Che Internet, e in particolare Facebook e social network da una parte e la chat dall'altra, potessero creare dipendenza fino a livelli patologici lo si sapeva già. Ma ora nasce un reparto ospedaliero specifico per curarla. Ha aperto ieri al Policlinico Gemelli di Roma, all'interno del Day Hospital, ambulatorio di consultazione psichiatrica. Lo stesso dove si rivolge chi soffre di altre dipendenze patologiche più classiche: droga, alcool, gioco d'azzardo.
La Internet-mania, oggi "favorita" dall'esplosione del fenomeno social network, tecnicamente è stata chiamata Internet Addiction Disorder,e i sintomi erano stati individuati già nel 1995: sempre più tempo passato in rete con parallela perdita di interesse per altre attività, necessità di andare online più spesso e tempi più lunghi, perdita di controllo sull'uso della rete e fatica a smettere, anche quando si prende coscienza del fatto che si sta troppo attaccati al web.
Dipendenza che crea problemi di vario genere, da quelli fisici (mal di schiena e di occhi, fino al “tunnel carpale”), a quelli relazionali e psicologici: la perdita di relazioni sociali, insonnia e sbalzi di umore e perdita di senso del tempo. Anche la crisi di astinenza dal Internet ha i suoi sintomi: agitazione, ansia, depressione.
Il percorso proposto dal Gemelli per venirne fuori prevede diverse tappe: un colloquio iniziale, successivi incontri per individuare la patologia sottostante (con eventuale supporto farmacologico) e inserimento in un percorso riabilitativo di gruppo.

mercoledì 15 dicembre 2010

Facebook è una dittatura?

di Alessandro Gilioli
Arriva il film su Mark Zuckerberg, il fondatore del social network più potente del mondo. E ci si chiede: è giusto che mezzo miliardo di cittadini di questo enorme Stato trasversale non abbiano alcun diritto?
(15 ottobre 2010)
Adesso che anche in Italia sta per uscire il film su di lui, molti si chiederanno se Mark Zuckerberg è davvero così: un ragazzo mostruosamente ambizioso e vagamente autistico, che quasi per caso inventa il social network più famoso del mondo rubacchiando idee dai compagni d'università e sfogando nel computer la rabbia di una post-adolescenza solitaria. Così ad esempio negli Stati Uniti, dove la pellicola è in circolazione dal primo ottobre (per "Rolling Stone" è "il film dell'anno"), il dibattito si è avvitato attorno ai presunti pregi intellettuali e difetti etici del suo protagonista, estendendosi al massimo a qualche interrogativo sulla sua generazione: quella dei nativi digitali made in Usa, a cui pare non interessi alcun ideale al di fuori dei loro computer e alcun obiettivo al di fuori dei loro conti in banca.

La questione, ovviamente, ha il suo interesse, tra il sociologico e l'aneddotico: Zuckerberg, figlio di un dentista e di una psichiatra, cresciuto in una cittadina di 20 mila anime a nord di New York, inizia a scrivere software mentre fa ancora le medie, chiudendosi in casa a smanettare sul pc anche il sabato con buona pace dei genitori ebrei. Ma già quando è al liceo, ad Ardsley, papà e mamma capiscono che nella solitudine digitale di Mark probabilmente si nasconde del genio - e d'altro canto i "programmini" che s'inventa in casa suscitano le robuste profferte di corporation informatiche come Microsoft e Aol.

Così dopo la high school gli fanno compilare il modulo per essere ammesso a Harvard e a 17 anni il giovane Zuckerberg si ritrova matricola nell'università più prestigiosa del mondo. Dove, tra il 2003 e il 2004, userà le proprie straordinarie capacità informatiche per far propria un'idea che circolava da tempo tra diversi compagni d'ateneo, quella di rendere interattivo via Web il classico faccia-libro delle scuole americane che raccoglie foto, nome e corsi frequentati da ogni studente.
Si sa com'è andata a finire: oggi Facebook ha superato il mezzo miliardo di iscritti, fattura un miliardo di dollari l'anno ed è il secondo sito più cliccato al mondo dopo Google. Ma soprattutto è diventato il luogo attraverso il quale milioni di persone coltivano ogni giorno le proprie relazioni sociali e amicali, migliaia di politici nei cinque continenti coltivano il proprio consenso elettorale, decine di migliaia di aziende coltivano il proprio marketing.

E, ancora, è diventato lo strumento per la nascita e la crescita di "cause" e di battaglie civili (da quando un utente colombiano, Oscar Morales, nel 2007 ha creato un gruppo che ha portato 12 milioni di persone in piazza contro le Farc), quindi un detonatore potenzialmente impressionante per creare e influenzare l'opinione pubblica. Un immenso luogo di incontro e di confronto dove si mescolano l'alto e il basso (approfondimenti sulla "Critica della Ragion pura" e goliardate sulle compagne di classe tettone), le minuzie quotidiane e le scelte epocali ("Lo si può usare per decidere dove andare a cena ma anche per scegliere il presidente degli Stati Uniti", come sintetizza l'autore del saggio "The Facebook Effect", David Kirckpatrick). Comunque, una "cosa" che influenza e influenzerà sempre di più le nostre scelte di cittadini, consumatori, elettori.

Di qui, è naturale, la grande curiosità attorno al padre-padrone di Facebook e alle sue vere o presunte indegnità morali (avrà o non avrà rubato l'idea vincente ai compagni di corso?). E di qui le interviste pressanti al giovane Zuckerberg per capire fino a che punto è avido e malvagio, se e quando utilizzerà i nostri dati personali per rivenderli ai vampiri del direct marketing, quali politiche di privacy vorrà garantire ai 500 milioni di clienti che hanno riempito il social network con le loro foto, i loro video, i loro gusti personali.

Quasi che - trovandoci ormai ad essere cittadini di uno Stato trasversale le cui leggi sono diventate per l'esistenza di molti più importanti di quelle del loro Stato reale - ormai ci si possa soltanto affidare alla benevolenza del suo sovrano assoluto (un programmatore ventiseienne, alla fin fine) e dei suoi potentissimi dignitari: quelli che con un colpo di clic possono cancellare il nostro account (magari su "segnalazione" di qualche nostro avversario, nemico o concorrente) distruggendo le relazioni di una persona, il futuro di un'azienda, le chance di una causa politica.

Facebook e le sue conseguenze...

Caccia agli evasori su Facebook
sotto la lente del Fisco foto e status

Le foto delle vacanze. Quelle della macchina nuova. O magari l’ultimo regalo. il network diventa redditometro.A Bari al via ai controlli: "Internet nuova frontiera per valutare i contribuenti"

di GIULIANO FOSCHINI
Le foto delle vacanze. Quelle della macchina nuova. O magari l’ultimo regalo. Ecco, attenzione a pubblicarli su Facebook o su un qualsiasi altro social network. Il Fisco potrebbe accorgersi di voi. Da qualche tempo gli 007 dell’Agenzia delle Entrate hanno cominciato a lavorare a Bari, su indicazione della direzione nazionale, anche su tutti quei siti Internet nei quali gli utenti si scambiano informazioni e dati sensibili, primi tra tutti Facebook o Twitter. Il loro compito è quello di tenere gli occhi aperti per individuare particolari che metterebbero in luce comportamenti anomali di alcuni contribuenti.
Per esempio. «Ci siamo accorti — racconta uno degli investigatori — che un imprenditore che da tempo tenevamo sotto controllo, perché dichiarava redditi vicini allo zero, raccontava con tanto di foto l’acquisto di una fuoriserie. Un accertamento non parte da lì ma certo ci può aiutare a capire molte cose». Il caso è soltanto uno ma presto diventeranno molti di più perché — come ha raccomandato il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera — la strada di Internet e dei social network può davvero essere la nuova frontiera contro l’evasione fiscale. Serve infatti a individuare il reale grado del redditometro. Ma un sito come Facebook può essere strategico anche per capire la vera residenza di chi, magari, ne ha una fittizia all’estero. Oppure la situazione sentimentale: continuano a essere tante le separazioni finte proprio per ingannare il fisco. Contemporaneamente gli uomini dell’Agenzia delle entrate tengono sotto controllo anche il sito di Ebay per capire chi acquista e chi vende. In questo caso, però, a interessare cono soprattutto i commercianti che per eludere il fisco organizzano vendite strutturate come fossero invece offerte occasionali.
Tutta questa mole di informazioni raccolta dagli agenti viene poi inserita in Perseo, un software creato dai tecnici dell’Agenzia proprio per scoprire facilmente il reddito dichiarato e il tenore di vita. Il programma permette di mettere in rete una serie di informazioni: il reddito viene paragonato per esempio alle automobili possedute, agli appartamenti, alle barche. Proprio in Puglia da tempo, per esempio, la Guardia di Finanza che lavora a braccetto con l’Agenzia delle entrate ha cominciato un lavoro capillare per “schedare” i proprietari delle macchine di grande cilindrata: ogni qual volta viene fermata un’automobile di lusso vengono presi i dati del proprietario e (nel caso, frequente, siano intestate a società charter) del guidatore e messo in relazione con il reddito dichiarato. A Barletta, la scorsa estate, un’azione del genere ha permesso alla Finanza di smascherare due imprenditori che avevano acquistato barche di lusso truffando allo Stato circa due milioni di euro. Mentre in questo momento Serpico ha sotto controllo spese e guadagni di 40 milioni di italiani.
Gli uomini del Fisco non sono i soli a usare Internet per le loro indagini. I carabinieri, proprio ieri, si sono infiltrati su Facebook per stanare un pregiudicato che doveva stare agli arresti domiciliari e invece contravveniva alle prescrizioni secondo le quali non poteva frequentare persone diverse dal proprio nucleo familiare: l’uomo invece chattava regolarmente con amici (altri pregiudicati) proprio su Facebook. La vicenda è accaduta a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce. L’“evasore virtuale” si chiama Lucio Bisanti, detto Bambinella, e ha 37 anni.

I social media Facebook è importante ma va controllato in maniera più efficace

30 DICEMBRE 2009, l'ambasciatore Thorne fa visita a Berlusconi all'indomani dell'incidente di piazza del Duomo, quando il premier viene colpito al volto, e ferito, da una statuetta. Nel corso dell'incontro, riferisce Thorne in un memo al Dipartimento di Stato, la discussione cade sul ruolo di Internet. «È importante per la libertà», conferma il premier. «I nuovi media - e in particolare Facebook, che è stata decisiva nei mesi scorsi per organizzare il "No Berlusconi Day" e continua a ospitare pagine che parlano di "Ammazzare Berlusconi" - hanno irritato il governo italiano, ma Berlusconi ribadisce che l'evoluzione dei mezzi di comunicazione è fondamentale per il futuro e per la difesa della libertà. Ma crede anche che siano necessari controlli più efficaci per prevenirne gli usi più estremi».

domenica 5 dicembre 2010

...Tutti pazzi per Facebook...

Facebook, come ormai tutti sappiamo, è un social network , che permette alle persone di  dialogare tra di loro, condividere e caricare foto e/o link, FARE NUOVE AMICIZIE e RITROVARE AMICI D'INFANZIA. La peculiarità di Facebook, rispetto ad altri social network, consiste nella possibilità di iscriversi utilizzando i propri dati anagrafici reali, ciò rende più divertente ma soprattutto più concreto il progetto. Facebook permette quindi di organizzare eventi, invitando i nostri amici, condividere le stesse passioni attraverso l'iscrizione a gruppi, ascoltare musica.... Ma quanto questo modello sociale, influenza la nostra quotidianità...e soprattutto... in che modo?????
Dite la vostra..